Spello e la Cappella

Spello e la Cappella

Spello racconta una storia millenaria fatta di civiltà antiche, arte rinascimentale e tradizioni ancora vive.
Fondata dagli Umbri, Spello conobbe il suo massimo splendore in epoca romana, quando assunse il nome di Hispellum termine che c’entra con la meraviglia e la bellezza.
Dell’antica grandezza romana restano evidenti tracce: Spello conserva infatti una delle cinte murarie di epoca romana meglio conservate d’Italia. Lungo il perimetro si aprono porte monumentali che introducevano alla città antica. Tra queste spicca Porta Consolare, con i suoi tre fornici e le statue funerarie romane sovrastanti, e Porta Venere, considerata l’ingresso principale della Hispellum augustea ed affiancata dalle imponenti Torri di Properzio, dal nome di uno dei più famosi poeti latini del tempo di Augusto ed in cui la tradizione dice che qui venne rinchiuso il prode Orlando (o Rolando), eroe bretone nato nel 736 d C. e di cui le imprese furono narrate nelIa Chanson de Roland (la canzone di Rolando).
Dopo la caduta dell’Impero Romano, Spello subì le devastazioni delle invasioni barbariche, che ne ridussero drasticamente l’importa fino a diventare nel 1516 feudo potente famiglia perugina dei Baglioni, che lasciò un segno profondo nella storia e nell’arte locale.


Il cuore religioso e artistico di Spello è la chiesa di Santa Maria Maggiore, elegante edificio a navata unica con pianta a croce latina. Al suo interno si conserva un prezioso pavimento in maiolica di Deruta (dal nome della città vicino a Perugia famosa per questa produzione) ma soprattutto custodisce uno dei massimi capolavori del Rinascimento italiano: la Cappella Baglioni. Nota anche come “Cappella Bella”, la Cappella Baglioni fu affrescata intorno al 1500 da Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio (uno dei principali pittori del Rinascimento), su richiesta e commissione di Troilo Baglioni. Il ciclo pittorico si sviluppa sulle pareti e sulla volta della cappella con una straordinaria unità narrativa.
Sulla parete sinistra è raffigurata l’Annunciazione, ambientata in uno spazio architettonico ideale, dove la Vergine, colta in un atteggiamento di dolce raccoglimento, accetta il volere divino con pudore e grazia.

Al centro si apre la Natività, scena intensa e ricca di dettagli, in cui convivono realismo quotidiano e raffinate soluzioni prospettiche. La capanna, costruita con travi inclinate e assiti cadenti, diventa un palcoscenico delicato e umano per la nascita di Cristo.
Sulla parete destra si trova la Disputa di Gesù fra i Dottori, ambientata in un grandioso edificio di gusto classico, che richiama l’architettura rinascimentale più aggiornata.
Tra i personaggi, si riconosce il volto del committente Troilo Baglioni, ritratto con realismo e discreta fierezza. A completare il ciclo, sulle vele della volta, compaiono quattro Sibille figure eleganti e solenni, simbolo della sapienza antica che preannuncia la venuta di Cristo.

La luce limpida, i colori brillanti ma mai eccessivi, l’uso sapiente dell’oro e dei dettagli decorativi – come i broccati, le architetture classiche e i paesaggi lontani – conferiscono all’insieme un tono raffinato e insieme profondamente umano.
Le figure, pur idealizzate, comunicano emozioni trattenute e gesti misurati, rendendo le scene accessibili e coinvolgenti anche per il fedele comune.

Accanto ai grandi capolavori, Spello riserva altre scoperte inattese, come la minuscola Cappella Tega, decorata con affreschi quattrocenteschi di Nicolò Alunno e Pietro di Mezzaforte. Per secoli utilizzata come bottega di un sarto, fu solo nel 1921 che, rimuovendo l’intonaco, riemersero le splendide pitture murali.
Spello è celebre per l’Infiorata del Corpus Domini, quando le strade si trasformano in tappeti floreali.

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